I ricognitori indiani della Cavalleria americana Armati degli ultimi revolver Colt Single Action

Di Dennis Adler



Armi da combattenti

Tendiamo a pensare agli indiani d’America come il nemico dei coloni bianchi nei primi anni della nostra nazione, ma in verità si trattò nella maggior parte dei casi di una situazione di coesistenza e mutua cooperazione piuttosto che di un conflitto.


E ciò non si limitò al passaggio dell’uomo bianco nella terra controllata dai nativi americani per secoli, ma tra tribù individuali occasionalmente in guerra tra loro. Si è spesso rivelato interesse di entrambi, indiani e bianchi, trovare terreno comune a discapito della lingua e delle differenze culturali in modo da giungere a una fine.


Una pratica, comunque difficile, che è stata portata avanti per oltre 150 anni dalla fine della guerra di secessione.


I colonialisti hanno fatto affidamento sui ricognitori nativi americani sin dalla guerra franco-indiana (1754-1763), durante la guerra d'indipendenza americana, e inoltre da nazione giovane durante la guerra del 1812, la seconda guerra di indipendenza dell’America.


Gli indiani d’America combatterono anche in entrambi gli schieramenti durante la guerra di secessione americana, in particolare il capo Cherokee e Brigadiere Generale dell'esercito degli Stati Confederati Stand Watie, che fu al comando del primo Cherokee Mounted Rifles della Georgia. Watie fu ultimo comandante confederato ad arrendersi.


L’uso “ufficiale” degli indiani come ricognitori della cavalleria non fu autorizzato fino all’anno successivo alla guerra di secessione, in cui i nativi americani in entrambi gli schieramenti della guerra tra gli stati americani giocarono un ruolo fondamentale. Dal 1877, periodo a cui appartiene questa foto di un soldato della cavalleria e di uno scout indiano che esaminano una mappa del campo di battaglia, l'esercito degli Stati Uniti incorporò nella cavalleria i nativi americani di tutte le diverse tribù indiane delle pianure.

Dopo la guerra di secessione fu chiaro che i ricognitori indiani fossero essenziali per il dispiegamento efficace delle truppe e per le strategie di guerra da adottare al fronte, in particolar modo nei conflitti tra la cavalleria americana e le tribù indiane durante gli anni ’70 del 1800. Nei fatti, non solo gli uomini della cavalleria morirono nella battaglia di Little Big Horn del giugno 1876, ma anche i ricognitori indiani della cavalleria americana, tra cui il preferito del Lt. Col.


George Armstrong Custer, Bloody Knife, un Sioux della tribù Hunkpapa che aveva fatto da ricognitore per il 7imo reggimento della cavalleria dal 1868. Aveva accompagnato Custer in numerose battute di caccia ed era al suo fianco durante la famosa spedizione dello Yellowstone del 1873.


Le impugnature in legno di noce sono state fissate con borchie in ottone martellate e aggiunte dall’autore a partire dai pattern originali documentati. L’uso di una croce era molto comune sulle armi dei nativi americani.

Vale la pena ricordare, che mentre le relazioni tra le tribù dei nativi americani e il governo americano furono costantemente problematiche, le esperienze vissute in entrambi gli schieramenti non furono sempre negative, specialmente tra i ricognitori indiani che servivano volontariamente la cavalleria e nelle loro relazioni con questi uomini di frontiera leggendari come Wm. F. Buffalo Bill Cody, Kit Carson, Frank North, Al Sieber, e Tom Horn, i quali crearono tutti legami forti con diverse tribù indiane.


Quasi tutte le tribù indiane, in un momento o in un altro (dal 1700 al 1800), soddisfarono le necessità della cavalleria americana come ricognitori, inseguitori, e ausiliari (soldati indiani), spesso contro altre tribù, e come nel caso di Bloody Knife, contro i Sioux, la sua stessa gente. Alcune delle alleanze più forti furono tra i Texas Rangers e gli Apache Lipan in conflitto con i Comanches. L’importanza dei ricognitori indiani per la cavalleria non fu mai sottolineata da nessun’altro ad eccezione del brigadiere Generale George Crook, il campione più devoto ai ricognitori.


Crook, che stava inseguendo Geronimo e il suo piccolo gruppo di Chiricahua dal 1882, alla fine dovette fare affidamento sui suoi ricognitori indiani per tracciare il leader degli Apache fino al suo rifugio nel 1886, che portò alla sua “seconda” resa a Crook in altrettanti anni. Geronimo e il suo gruppo scapparono ancora dalla Riserva di San Carlos in Arizona e puntarono il Messico, dove furono inseguiti dal ricognitore indiano della cavalleria guidata da Tom Horn (che poi divenne Capo dei ricognitori dell’esercito americano) e da Lt. Charles B. Gatewood.

I due furono invitati nel campo di Geronimo nel settembre del 1886 dove convinsero il loro vecchio amico ad arrendersi per l’ultima volta al Generale Nelson Miles.


George Armstrong Custer fu molto equilibrato nei suoi rapporti con gli indiani delle pianure, molto più di quanto non gli sia dato credito negli scritti su di lui. Era spesso in compagnia dei suoi ricognitori in battute di caccia e durante la sua storica spedizione dello Yellowstone nel 1873. Il suo più caro ricognitore fu Bloody Knife, un Sioux Hunkpapa che morì con Custer a Little Big Horn nel 1876. Bloody Knife è visibile a sinistra nella foto mentre impugna la sua Colt SA placcata in nichel indicando la mappa in grembo a Custer. (George A. Custer Museum of the Monroe County, Michigan, Historical Museum)

L’uso dei nativi americani come ricognitori della cavalleria divenne vitale per gli anni ’80 del 1800 quando l’esercito iniziò ad usare il nome “ricognitore” (scout) o la frase “andare in ricognizione”, per ogni tipo di pattuglia, perlustrazione o missione trova-e-distruggi. Fare ricognizione includeva anche il tracciare, seguire le orme e valutare la forza dei nemici.


Questo richiedeva tattiche furtive e buon senso appresi fin dall’infanzia, non quelli insegnati nelle scuole o nei campi di addestramento dell’esercito. Crook notò che un ragazzo Sioux si stava allenando per far parte della cavalleria dal momento stesso in cui aveva imparato ad andare a cavallo. I ricognitori potevano vedere “segni” dove la maggior parte dei bianchi non vedeva assolutamente niente.


Per questo motivo, le tribù ostili sul lato del confine occidentale ebbero pochi riguardi nei confronti dei soldati vestiti di blu, e così facendo non capirono quanto lontano si era spinto l’uso l’uso di ricognitori nativo americani, “lupi” come erano conosciuti tra gli ostili, che avevano esteso le capacità dell’esercito americano.


Vi erano diversi tipi di scout, alcuni erano inseriti in liste come ricognitori indiani sul breve periodo e altri erano assunti come ricognitori dall’esercito americano. Alcuni potrebbero aver servito in tempi diversi prima come ricognitori assunti e poi come ricognitori su lista. Prima del 1866 i ricognitori indiani erano visti come impiegati piuttosto che come soldati.

Come notò l’autore e storico Thomas W. Dunlay nel suo libro Wolves for the Blue Soldiers, per l’inizio degli anni ’70 del 1800 “…la regolarizzazione dei ricognitori indiani fu un simbolo dell’intenzione della società di portare tutti gli indiani sotto le norme e il controllo del governo degli Stati Uniti. Per molti la supposta illegalità degli indiani appariva come un’anomalia nell’America del Diciannovesimo secolo; i ricognitori indiani sarebbero stati gli strumenti della legge bianca, e sarebbero anche stati tra i primi indiani le cui attività sarebbero state regolarizzate.” Seppur nobile, se non egoistico, obiettivo, l'attuazione di questi principi si è rivelata quasi impossibile, e le conseguenze di innumerevoli incomprensioni hanno da allora riempito i volumi con eventi tragici. Basta dire che i ricognitori indiani della cavalleria americana erano la punta di una nuova spada che si smussò sempre di più con il passare del tempo.


I ricognitori

Mentre un gran numero di ricognitori indiani vestivano alcune versioni delle uniformi della cavalleria americana, di pari grado, la maggior parte preferiva i propri abiti tradizionali, e si agghindava a festa con trecce, bandane, gioielli, armature e armi di uso comune, in aggiunta a un revolver Colt Single Action e a un fucile Springfield modello Trapdoor.


Altri preferivano portare un fucile Henry con in più un fucile a ripetizione Spencer del periodo della guerra di secessione, modelli 1866 Winchester, e quando possibile, l’ultimo modello 1873. Un fatto storico interessante è che gli indiani delle praterie svilupparono l’arte di ricaricare cartucce metalliche prima che diventasse una pratica comune tra gli uomini bianchi!


I ricognitori indiani fotografati a Fort Wingate furono guidati dal famoso poeta esploratore Capitano Jack Crawford, e furono d’aiuto nella campagna per catturare il guerriero Apache Victorio. I ricognitori comprendevano bianchi, nativi americani e individui di razza mista provenienti da diverse tribù e regioni degli Stati Uniti. La fondina portata dal ricognitore Apache sull’estrema sinistra fu la base per il double loop creato da Chisholm’s Trail Leather per questo articolo.

Iniziando nel 1873 i revolver portati dai ricognitori indiani erano gli stessi Peacemaker calibro 45 portati dalle truppe regolari, solo i ricognitori erano dotati di armi placcate in nichel, dal momento che molti non conoscevano le tecniche di manutenzione di routine.


Il nichel perdonava maggiormente dimenticanze nella pulizia e nella cura. Con il passare del tempo fucili e revolver portati dai ricognitori indiani furono anche decorati in stile tribale, rilegature in pelle e borchie martellate su calci, polsi e impugnature decorate con una varietà di pattern tradizionali.


Sebbene le fondine della cavalleria fossero disponibili (e potessero essere viste in numerose foto dei ricognitori indiani fatte negli anni ’70 del 1800), molti ne scelsero fatte con pelle lavorata a mano, con simboli tribali stampati o realizzati con strumenti particolari come mostrato nella cintura e nella fondina a doppio impianto presente in questo articolo, copiata dall’originale da Chisholm’s Trail Leather.


Test di autonomia

Il revolver a singola azione Colt placcato in nichel da 7.5 pollici in figura è un nuovo modello “Indian Scout” di Pietta per il 2012 recante sul castello il timbro U.S. visto sui revolver modello 1873 portata dai soldati e dai ricognitori indiani (Indian Scout).


Sparando a un bersaglio standard a fuoco lento da 50 piedi usando una presa a due mani e cartucce Ten-X 200 gr. RNFP .45 Colt, la velocità media misura 715 piedi al secondo con il gruppo migliore di cinque round con 1.25 pollici da centro a centro.

Le impugnature in legno di noce sono state fissate con borchie in ottone martellate e aggiunte dall’autore a partire dai pattern originali documentati che spesso includevano una croce su un lato.


La “Indian Scout” di Pietta mostrava la stessa qualità per forma e finitura e la semplicità di utilizzo di tutti gli attuali revolver a singola azione stile Colt di casa Pietta.


Le armi sono basate sul design degli ultimi Colt con castello a polvere infume con un perno blocca tamburo del 1892 ca. e che ha visto l’aggiunta di un secondo stop sul perno, che quando inserito (spinto e bloccato all’indietro) sporge attraverso il retro dello scudo di rinculo e blocca il percussore dal colpire l’innesco della cartuccia inserita in camera.


Un metodo interessante ed efficace a livello di sicurezza ma non una certezza assoluta: il cane dovrebbe sempre restare su una camera vuota, proprio come nel vecchio West.


Nel nostro test dell’arma lo scatto del grilletto aveva una media modesta di 2 libbre e 4.0 once, indicativo delle azioni preparate attualmente da Pietta come elemento standard su tutti i modelli SA. Le azioni preparate inoltre rendono un’estrazione del cane che è uno slick di 3 lbs. 14.0 oz. di media, notevolmente più leggero della maggior parte dei modelli SA con azioni pronte all'uso.


Sparando a un bersaglio standard a fuoco lento da 50 piedi usando una presa a due mani e cartucce Ten-X 200 gr. RNFP .45 Colt, la velocità media misura 715 piedi al secondo con il gruppo migliore di cinque round con 1.25 pollici da centro a centro. Questo è un six-shooter davvero preciso e facile da usare che avrebbe elegantemente riempito la fondina di qualsiasi ricognitore indiano o soldato della cavalleria sul confine occidentale.


L’efficacia dei ricognitori indiani nella cavalleria durante gli anni ’70 e ’80 dell’Ottocento potrebbe essere riassunta al meglio dal capo Apache Cha-ut-lipun che si arrese al Generale Crook e alle sue truppe nel 1873, dicendo che, grazie ai ricognitori Apache di Crook la sua gente non poteva più dormire la notte o accendere fuochi per la paura di attirare le truppe su di loro: “Non abbiamo paura degli Americani da soli, ma non possiamo combattere voi e la nostra stessa gente allo stesso tempo.”


La “Indian Scout” di Pietta mostrava la stessa qualità per forma e finitura e la semplicità di utilizzo di tutti gli attuali revolver a singola azione stile Colt di casa Pietta. Le armi sono basate sul design degli ultimi Colt con castello a polvere infume con un perno blocca tamburo del 1892 ca. Il grilletto aveva uno scatto finemente preparato di 2 libbre e 4.0 once.

I ricognitori indiani si sono rivelati essenziali per l'insediamento nel West e in misura maggiore di quanto la maggior parte di essi si renda conto, svolgendo un ruolo importante nel fornire un'alternativa onorevole a battaglie infinite e spesso inutili: una convinzione per cui fosse possibile sia per gli indiani che per i bianchi cooperare e raggiungere il fine che entrambi desideravano. Il fatto che spesso non sia finita in questo modo, non rende il loro contributo meno importante.

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